Psicologia: Perché si ruba? La spinta che porta al furto e l’avidità nascosta nella maggioranza delle persone
Excursus sulla psicologia del furto: le vere motivazioni dietro il perché si ruba
Il furto è un concetto che tutti riconoscono, ma raramente analizzano nella sua interezza. Di solito lo associamo a un gesto criminale: prendere qualcosa che appartiene a qualcun altro senza permesso.

Eppure, la realtà è più complessa.
Se allarghiamo la prospettiva, scopriamo che rubare non significa solo sottrarre denaro o oggetti materiali. Si ruba tempo, quando si impone la propria presenza o attenzione senza considerare l’altro. Si ruba energia, quando si carica qualcuno di pesi emotivi o pratici che non gli competono. Ci si appropria e si rubano le idee, quando si replica il pensiero altrui senza riconoscerne la fonte. Si può persino rubare la fiducia, distorcendo la percezione della realtà per ottenere un vantaggio.
Questi atti non sempre vengono percepiti come furti, eppure seguono la stessa dinamica: l’acquisizione di qualcosa a discapito di qualcun altro.
In ambito educativo, sia familiare che scolastico, è fondamentale sapere che – a parte la naturale paura dei rumori forti e quella di cadere all’indietro nei primi anni di vita (oltre ad alcune condizioni genetiche) – la maggior parte delle paure e dei comportamenti dei bambini viene appresa dagli adulti.
La domanda che emerge, allora, è più profonda: perché le persone rubano?
La risposta è complessa ed occorre abbracciare la complessità.
Esplorare la psicologia del furto significa entrare in una dimensione complessa, dove etica, neuroscienza e comportamento sociale si intrecciano. Alcune delle risposte potrebbero sorprendere, persino inquietare.
Cos'é la cleptomania
La cleptomania è un disturbo del controllo degli impulsi caratterizzato dall'incapacità di resistere alla compulsione e al desiderio di rubare oggetti che spesso non hanno valore personale o monetario. Altre possibili cause includono:
- Ricerca di eccitazione o adrenalina: alcune persone rubano per provare una sensazione di eccitazione o per sfuggire alla noia.
- Problemi emotivi o psicologici: il furto può essere un modo per affrontare sentimenti di rabbia, ansia, depressione o bassa autostima.
- Influenza sociale o pressione dei pari: in alcuni casi, le persone possono essere spinte a rubare per conformarsi a un gruppo o per impressionare gli altri.
- Vendetta o risentimento: il furto può essere un atto di ribellione o vendetta contro una persona o un'istituzione percepita come ingiusta.
È importante notare che le motivazioni possono variare notevolmente da individuo a individuo.
Psicologia del furto, perché si ruba?
Perché si ruba non è solo questione di scaricare adrenalina.
Se il furto fosse solo un impulso legato all'eccitazione del rischio, sarebbe un comportamento ristretto a pochi individui in cerca di emozioni forti. In realtà, rubare è spesso una risposta a motivazioni più profonde: necessità, condizionamenti sociali, opportunismo e, soprattutto, razionalizzazione morale.
Molti non si percepiscono come ladri perché giustificano le proprie azioni con scuse come “lo fanno tutti”, “non è un vero danno” o “se non lo prendo io, lo farà qualcun altro”. È un processo psicologico che trasforma il furto in qualcosa di accettabile, rendendolo molto più diffuso di quanto si crede.
Le tre categorie di persone di fronte all'opportunità
Se il furto fosse una patologia, potremmo dire che ne siamo tutti portatori, ma con sintomi diversi. Alcuni ne sono immuni, altri ne sono affetti in modo cronico, mentre la maggioranza sviluppa il comportamento solo in determinate circostanze. Questa distinzione ci porta a identificare tre gruppi fondamentali.
GLI INTEGERRIMI: Il 5% delle persone incapaci di mentire, ingannare o rubare
Esistono individui che, per loro natura, non riescono a sottrarre nulla, nemmeno se ne andasse della loro sopravvivenza. Sono persone che, anche nelle situazioni più assurde, si sentono obbligate a restituire ciò che non appartiene loro.
Se un camion del pane perde una pagnotta in mezzo alla strada e nei paraggi c'è una famiglia indigente, queste persone non esiteranno un attimo a inseguire il camion per riconsegnarla anziché donare la pagnotta alla famiglia in serie difficoltà.

Questa rigidità e rigore morale, seppur ad una prima valutazione ammirevole, può anche rappresentare una debolezza. Un esempio concreto si vede nel mondo del lavoro: queste persone non vengono mai messe a parlare in pubblico o davanti ai clienti se si tratta di fare gli interessi dell'azienda: vendere un prodotto o un servizio.
Pensiamo a Barbara (nome di fantasia), receptionist in uno studio dentistico: se un potenziale cliente non può pagare subito un impianto da 6.000 euro e non ha un’assicurazione, invece di proporre un finanziamento a rate, potrebbe indirizzarlo verso un conoscente concorrente, dove un servizio percepito come analogo costa un terzo. In questo modo, di fatto, sabota la vendita.
Breve inciso:
Nelle aziende, il sabotaggio delle vendite da parte del personale è una realtà molto più diffusa di quanto si voglia ammettere. Spesso non si tratta di malafede, ma di un meccanismo psicologico profondo. Chi non ha mai respirato, fin dall’infanzia, l’atmosfera di una famiglia orientata al successo professionale fatica a riconoscere il valore della crescita economica e commerciale.
Così, di fronte a clienti in difficoltà finanziaria o di fronte a un titolare che ha saputo costruirsi benessere e autorevolezza — magari guidando un’auto di prestigio — emergono sensi di colpa, forme sottili di invidia, e un conflitto interiore che porta inconsapevolmente a sabotare le vendite, a depotenziare le proposte anziché valorizzarle.
Un sabotaggio silenzioso, ma profondamente radicato nella mancanza di un’educazione al successo.
Esistono solo due approcci: la mentalità di povertà e la mentalità di prosperità. La differenza sta nel fatto che molte persone di successo sono passate, anche solo temporaneamente, attraverso momenti di difficoltà economica, mentre chi resta intrappolato nella mentalità di povertà – non parliamo di indigenza, ma di quella mentalità di scarsità che intacca anche la dignità – non riesce mai a liberarsene.
La mancanza di liquidità può essere temporanea, basti pensare all'inizio di un'attività professionale, mentre la mentalità di povertà è una prigione.
E chi cresce troppo a lungo immerso nella scarsità rischia di trasformarsi in un adulto dominato dall’avidità, fino a giustificare persino il furto. Per questo, molte persone di questo gruppo finiscono incredibilmente per trasformarsi in quello successivo.
Frase chiave auto sabotante del gruppo degli integerrimi: "Non sono meritevole di...".
I DISONESTI CRONICI: Il 5% delle persone che rubano per principio
All’estremo opposto, troviamo coloro per i quali mentire, ingannare e sottrarre sono comportamenti abituali, spontanei e connaturati. Se si tratta di collaboratori, soci o dipendenti in ambito lavorativo, vogliono essere pagati puntualmente, ma allo stesso tempo pretendono che gli altri accettano i loro frequenti e ricorrenti ritardi.
Sono DISONESTI: truffano, mentono e rubano non per necessità, ma per principio, ritenendo le proprie azioni giustificabili o persino normali.
RED FLAGS (avvisaglie ricorrenti)
- Non dicono mai “non lo so” → fanno perdere tempo e responsabilità agli altri.
- Evitano la chiarezza → risposte vaghe, mai una posizione netta.
- Sorriso di copertura → cordialità eccessiva per schermare incongruenze.
- Abbelliscono i fatti → piccoli ritocchi continui che alterano la verità.
- Menzogne spicciole → cambiano i dettagli anche su cose irrilevanti.
- Biografie senza crepe → “nessuna brutta esperienza” da raccontare.
- Scarico di responsabilità → mai un “ho sbagliato”.
- Gossip sistematico → seminano sfiducia e confusione nel gruppo.
- Pattern vizioso → ovunque passino, resta una scia di ambiguità e micro-favori.
Segnale operativo
- Test dell’onestà rapida: fai una domanda a cui è normale non avere risposta → se non compare mai “non lo so”, alza le difese.
- Test della coerenza: chiedi lo stesso fatto a distanza di giorni → se cambiano i dettagli, c’è manipolazione.
In qualche modo i disonesti cronici creano una situazione viziata.
Queste persone, ad esempio, sono quelle che rubano posacenere o boccali della birra nei pub, penne e carta igienica dagli uffici, oggetti di poco valore, ma il furto non è sempre materiale. Un altro segnale, spesso sottovalutato ma rivelatore, è l’accumulo compulsivo di buoni pasto, coupon o sconti promozionali, come se ogni atto d’acquisto dovesse essere giustificato da un permesso esterno.
Non di rado queste persone scelgono di fare acquisti in orari strategici, lontano dagli sguardi dei conoscenti, quasi a voler nascondere il gesto stesso del consumo. Può trattarsi della vergogna di fare la spesa in un discount o di comprare vestiti usati per i figli, pur guidando un’auto del tutto normale.
Non è parsimonia autentica: è il riflesso di una vergogna radicata, di una difficoltà a concedersi valore, come se il benessere fosse sempre qualcosa da spiegare, giustificare o nascondere.
Il loro dialogo interiore: "Non mi interessa, io rubo tutto!". Tendenza del gruppo: sotterfugio.

In questa categoria rientrano anche i ladri di tempo ed energia mentale: persone che prosciugano attenzione e risorse emotive con richieste incessanti, messaggi continui, abuso dei social media o interminabili chiacchiere logorroiche, magari in condominio.
Vampiri energetici nel lavoro: in ambito professionale ci sono clienti che chiedono preventivi in serie e poi spariscono, praticando il ghosting appena non hanno più bisogno del servizio. Anche se rappresentano solo una parte, rientrano comunque nella grande categoria di quel 90% che vedremo fra poco.

Un dettaglio interessante è che, all’interno di questo gruppo, possiamo trovare sia persone con la mentalità di scarsità sia persone ricchissime. Se riunissimo in una stanza dieci miliardari e chiedessimo quanti di loro "hanno bisogno di altri soldi", nove su dieci alzerebbero la mano.
L’accumulo non è mai abbastanza.

I SITUAZIONALI: Il 90% delle persone ruba in modo situazionale
Questo è il gruppo di cui nessuno ama parlare, perché riguarda la fetta più grande della torta, in realtà ci riguarda un po' tutti. Qui non si parla di cleptomania o di eccesso di integrità, ma di circostanze.
Chi appartiene a questo gruppo non si considera un ladro, ma in determinate situazioni si lascia andare a piccoli furti, spesso razionalizzandoli:
- La certezza di non essere scoperti riduce le inibizioni morali.
- L’autogiustificazione morale permette di sentirsi a posto con la coscienza.
- L’effetto del gruppo rende normale ciò che normalmente non lo è.
- Il furto accettato socialmente si manifesta in contesti dove rubare non viene percepito come un atto illecito.
È qui che la Psicologia si spinge in profondità: perché si ruba in modo situazionale? Perché accade?
Perché il furto, nella sua essenza più profonda, è spesso una questione di percezione, non di realtà assoluta, possiede un'architettura tanto complessa nei meccanismi psicologici che lo innescano quanto banale nelle sue manifestazioni.
Si ruba per Avidità
Il 90% della popolazione ha bisogno di tre elementi per giustificare un furto per avidità. Ecco come i tre elementi che portano al furto per avidità si manifestano in un'azienda con dipendenti.
BISOGNO PERCEPITO
Nelle relazioni lavorative e sociali, l’avidità si manifesta dove si pensa di non avere abbastanza. Gli imprenditori sanno che questo fattore non può essere previsto nei colloqui condotti da manager o recruiter. Tuttavia, le aziende di successo pongono spesso domande scomode – almeno dal punto di vista del candidato – proprio per intercettarlo.
RAZIONALIZZAZIONE DEL COMPORTAMENTO
i furti dei dipendenti nei luoghi di lavoro sono aumentati di oltre il 50% negli ultimi 15-20 anni.
Anche chi ha un lavoro da dipendente e svolge secondi lavori, quindi attività in nero, commette un furto indiretto, poiché sottrae opportunità ai liberi professionisti che lavorano regolarmente in quell'area, alterando il mercato e creando un danno economico.
I dipendenti improduttivi, in ambienti senza controllo, sottraggono tempo e risorse all'azienda distraendosi con chiacchiere o acquisti online, riducendo efficienza e produttività.
Abbiamo visto l’esempio dell’impiegata Barbara nello studio dentistico: il datore di lavoro investe molto in pubblicità e nelle chiamate in ingresso, che dovrebbero permettere al venditore di trasformare i potenziali clienti in clienti paganti.
Ma chi vive la vendita come un senso di colpa e non conclude un contratto con un cliente che ha reale bisogno di quel servizio, di fatto sta rubando denaro all’azienda.
Ecco perché molte aziende ricorrono al Mystery Shopping: registrano le telefonate per valutare come i dipendenti interagiscono con i potenziali clienti.
La crescita del fenomeno è legata alla normalizzazione del comportamento attraverso:
CREDERE DI NON VENIRE SCOPERTI
Se i dipendenti sanno che possono essere monitorati, riducono il comportamento opportunistico. L’assenza di controllo, invece, favorisce l’abuso delle risorse aziendali.

Se questi tre elementi sono presenti, la persona appartenente al 90% si sentirà giustificata ad agire in modo avido.
Il 99 per cento dei dipendenti che si recano al lavoro hanno questo in testa:
- Occuparsi dei bambini,
- Tenere insieme il matrimonio,
- Organizzare le vacanze,
- Organizzare il week end o la settimana successiva con gli amici,
- Pagare le bollette,
- Fare la spesa,
- Scoprire con chi è andata a letto la nuova segretaria,
- Chi vincerà la lotteria,
- Relazioni sociali in ufficio,
- Fare un sondaggio per il calcetto,
- I compleanni,
- Arrivare al lavoro in orario per non essere licenziati,
- Uscire di lavoro in orario o in anticipo se possibile,
- La conformità con il programma di lavoro,
- Fanalino di coda: "Quanto profitto posso produrre oggi per l'azienda".

Finestre di Overton ed Entropia dei Valori
Psicologia, perché si ruba e il decadimento sociale che ne deriva
Certi messaggi ripetuti nei media possono progressivamente normalizzare comportamenti un tempo inaccettabili. Molti film comici e canzoni, sotto la veste dell'ironia e del divertimento, sdoganano concetti come il furto, l'inganno o il raggiro, facendoli apparire accettabili in determinate circostanze.
Il problema è che queste “autorizzazioni” non si fermano solo ai beni materiali, ma si estendono a elementi più sottili e intangibili: il tempo degli altri, la fiducia, l'energia personale. Si ride del furbo che imbroglia, del personaggio che trova una scappatoia ai danni di qualcun altro, della scorciatoia eticamente discutibile, e poco alla volta si forma un'abitudine mentale.
Il risultato? Una società sempre più immatura e narcisista, dove il confine tra giusto e sbagliato diventa sfocato e relativo, perché “tanto lo fanno tutti” e “alla fine non è così grave”. La tendenza a sminuire.
La maggioranza sembra ritenere accettabile che una delle frasi più cercate su Google sia "quando il furto non è reato", mentre in realtà dovrebbe scandalizzarci l'incremento di questa ricerca.
Psicologia, perché si ruba e conclusioni
L’avidità e il furto situazionale non sono fenomeni limitati a una minoranza. Il 90% delle persone è soggetto a questi comportamenti se le condizioni lo permettono. Per datori di lavoro, genitori, insegnanti, formatori e organizzatori di eventi, l'unico vero strumento di prevenzione è il controllo, supportato da regole chiare e strumenti di monitoraggio.
La fiducia deve essere "PROVATA"
La fiducia non si concede nel vuoto: per esistere, ha bisogno di fondamenta solide. E queste fondamenta sono fatte di regole, verifiche e consapevolezza.
Perché questo excursus sui vari aspetti dell'avidità e sul furto, sia situazionale che ossessivo?
Perché tutto questo ha a che fare con la qualità delle relazioni.
Blindax Fabbro Verona è consapevole di operare in un contesto in cui la maggior parte delle persone appartiene a quel 90% che può essere influenzata dalle circostanze. Per questo, sceglie di lavorare solo con chi dimostra di avere impulsi opportunistici e dell'avidità ridotti ai minimi termini.
Non esiste la perfezione, ma esiste una propensione alla ricerca della migliore soluzione condivisa con l'altro. Chi millanta di perfezionismo è spesso uno di quel 5% che ruba, inganna e mente per principio, il lupo travestito d'agnello.
Rispetto al perfezionismo, preferisco di gran lunga il perfezionamento, una colonna portante della mia scala valori aziendali, un ponte di affinità che cerco anche nei miei clienti.
Se nutri passione in materia di criminologia non perderti: Psicologia del Crimine e del Furto.
La lettura di questo articolo non può prescindere dalla comprensione della Finestra di Overton.
Se ti è piaciuto l'argomento "Psicologia: perché si ruba" entriamo nel mondo degli inganni; e.. a quanto pare, a volte le persone si ingannano da sole!
Entriamo in questa dimensione riabbracciando il settore della sicurezza di Porte blindate e Serrature.
Non farti ingannare da personalità come Mario e il suo Vicino di casa...
Selezioniamo solo i clienti davvero interessati ad investire
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Come richiedere la prima consulenza
